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Un doveroso ricordo

Vorrei rivolgere un ultimo pensiero a due persone a me care.

Parlo di Piergiorgio Welby e Chantal Sebire che hanno smesso di soffrire su questa Terra… dopo aver tanto penato anche per colpa dell’indifferenza di quanti si considerano (falsamente) religiosi e rigorosi difensori della vita.

In genere, oltre al diritto all’eutanasia, dovremmo pretendere più attenzione per le sofferenze causate da malattie incurabili o dalle cure comunque erogate da una scienza spesso distratta.

C’è un’umanità un po’ nascosta, che soffre le pene dell’inferno nei sanatori, nelle case di cura per malattie mentali, nei padiglioni per i malati terminali… Uomini, donne e bambini dimenticati, che hanno meno diritti degli altri e il dovere, sancito dal Vaticano, e da leggi sbagliate e inumane, di sopravvivere a forza.

Dovreste poter vedere chi nasce talvolta da un uomo e una donna e spesso sparisce molto in fretta dalle nursery di cliniche e ospedali. Questi nostri fratelli spesso hanno una sopravvivenza abbastanza lunga per rendersi conto della loro situazione e di quanto può essere crudele quella che abbiamo l’abitudine di chiamare Natura.

Lo so che questo discorso è fastidioso e vi morde la coscienza ma devo, ogni tanto, proporvelo. Il fatto è che pur non essendo religioso nel termine consueto, sono cristiano e quindi devo ricordarmi di cosa significa compatire nel senso cristiano (e buddista) del termine. Il mondo migliorerà a dismisura nel momento in cui condivideremo gioie e dolori con i nostri simili. Per il resto, sono uno scrittore e quindi devo raccontare quel che colpisce la mia immaginazione…

Provate a fissare per un attimo solo il fondo dell’abisso e capirete. Dentro di noi abbiamo l’universo intero e spesso ci troviamo a confrontare la nostre illusioni con la sensazione di verità ancestrali molto ma molto rivoluzionarie.

Nel dubbio, consiglierei di usare tanta pietà nei confronti di chi soffre senza l’errore di decidere per loro e al posto loro, cosa preferiscono e come possano mitigare un destino orribile.